Alessio Vidal | Photographer + Retoucher

Angkor… What?

Arrivo tardissimo, la sveglia non ha proprio funzionato. C’è più gente ad Angkor Wat che non in un centro commerciale il primo giorno dei saldi. Non solo orde di turisti rincoglioniti, ma pure la maratona. Proprio oggi? Co’ ‘sto caldo! Parcheggio la bici e inizio a fare un giro veloce di ricognizione: ho deciso che la giornata la dedico allo scouting delle varie rovine, riservando i momenti favorevoli (alba e tramonto) per i giorni a seguire. Per salire le scale c’è la coda, stradine strette, gradini corti, persone troppo anziane per viaggiare, o almeno per questo tipi di esperienze. Vi ammiro, ma non per questo non vi spingerei giù dalle scale. Trovo uno scorcio molto interessante, ma ci sono altre cinquanta persone che la pensano come me, e devono farla. Non aspettano che uno finisca, creando una sorta di fila ordinata. Perché aspettare, basta andare davanti a quello che sta davanti a quello che sta davanti…

Levo le tende e procedo. Seguo dei monaci, magari mi porteranno fortuna. Trovo un angolino riparato dalle masse, ma i monaci lo cercavano anche più di me per alleggerirsi. Li sgamo in bomba… imbarazzato me ne vado, porgendo le mie scuse. Mi sento di dover portare loro rispetto, nonostante siano in tre e il più grande sia comunque più giovane di me. Procedo per la mia strada e trovo, in mezzo ad un boschetto, un cavallo. Bruca l’erba tranquillo, non ci sono recinti o catene, vaga più o meno libero. Non mi avvicino troppo per evitare una zoccolata in bocca, lo vedo piuttosto nervoso.. per quanto ne possa capire io di cavalli.

Entro in un tempietto secondario, in mezzo agli alberi. Anche qui qualche piccolo scorcio lo trovo, niente di super, ma almeno son solo. O almeno lo credevo. Esaminando in giro, scopro una bambina silenziosa seduta su di una finestra. La cosa mi mette in assoluta soggezione. Non sorride, non saluta, resta a fissarmi, serissima. Le scatto una foto e la saluto. Sono poche le cose che mi spaventano più degli horror con bambini, chissà perché. Brividi. Uscire e venire abbracciati da un’afa insopportabile è il più grande dei conforti, in questo momento.

Il tour non mi ha fruttato molte foto, andavo di fretta. All’ora di pranzo son rientrato in hotel, non tanto per mangiare quanto per un tuffo in piscina. Trovo la famiglia che avevo conosciuto alla Sherwood, in Ayutthaya. Assurdo! Mi fermo a parlare dieci minuti con il capo tribù, che di professione fa il tatuatore: in camera ha la strumentazione. Troppo triste di non averlo incontrato alla fine del viaggio, ma al momento fare un tattoo significherebbe dover rinunciare al sole ed alla piscina. Anche no.

Torno ad Angkor per il tramonto, realizzo i primi time lapse di prova. C’è tantissima gente anche adesso. Uno strazio. Nei venti minuti di attesa, mi fermo a parlare con due coppie di cambogiani in gita. Parlano un buon inglese, anzi devo dire che molti cambogiani lo parlano, almeno tra i giovani. Altro che Thailandia.

Rientro in mezzo ad un traffico che non vuole essere secondo a quello di Bangkok, con la difficoltà maggiore che le strade fanno schifo e non sono illuminate. A metà strada, il cielo esplode, e secchiate d’acqua iniziano a venir giù. Ho la reflex allacciata alla vita, temo un po’ per la sua salute. La bici vola, riesco a destreggiarmi ed azzardo sorpassi a destra e a sinistra. Arrivato in albergo: doccia, cena, check delle foto. Nanna. Sperando che la bambina fantasma non arrivi a trovarmi in sogno.

About the Author:
Alessio is a commercial fashion photographer and retoucher based in London, UK. He loves good food and exotic travels and he adores when both things come together.


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