New York

Vita a New York

By Aprile 14, 2015 No Comments

Quando scrivevo ogni giorno, sognavo di poterlo fare in un luogo caldo, seduto a terra e sentendo con i piedi nudi le irregolarità del parquet. Accompagnato dal silenzio del mattino, rinfrancato dal canto degli uccellini e avvolto nella luce di ampie finestre grandi quanto la parete stessa.

Oggi vivo a Brooklyn, e devo dire che son andato molto vicino a quei sogni, fatta eccezione forse per gli uccellini, che vedo sovente volare in cielo ma che non riesco a udire. In strada le macchine sono poche, ho capito che basta vivere fuori dalla city (Manhattan) e lontano dalle arterie principali, per riscoprire una pace che nemmeno Venezia ti sa dare.
Brooklyn tace fino a metà mattina, gli stessi coffee shop aprono tutti verso le 10, permettendo uno stile di vita che privilegia le nottate fuori a far bisboccia e le lunghe dormite sotto il piumone, meglio se con la giusta compagnia.

“Oh raga, non mangiate quel cioccolatino in frigo, ci sono funghetti dentro” è più o meno come mi ha salutato ieri il mio housemate. Queste cose mi fanno spanciare. Non fumo ed evito le droghe in generale, ma va detto che qui la soglia di tolleranza, per la marijuana in particolare, è piuttosto alta. Passeggiando per strada, l’odore delle canne è sempre nell’aria, sarà per questo che le persone hanno sempre un’espressione pacata, sorridente ed amichevole. Andando per negozi e locali, qui tutti sono estremamente friendly; non so se sia una facciata quella che tengono, ma voglio pensare che siano realmente cordiali semplicemente perché va loro di esserlo. E credo che l’essere gentili verso il prossimo non possa che restituire altrettanta positività.

Ho preso la bici, un modello decisamente vintage, del ’63. Funziona bene, quei 100 dollari li vale, credo. Sto consolidando la tradizione di viaggiare in sella, la libertà di movimento che questo mezzo mi offre non lo scambierei con nient’altro. Sull’asfalto va forte anche lo skate, in tutte le sue varianti. L’altra sera, un tizio in mezzo alla strada si è lanciato in un’acrobazia e per 20 metri ha proseguito la corsa facendo la verticale sullo skateboard. Dopodiché è caduto, in mezzo alla strada, accompagnato da cori di clacson e relative bestemmie dei conducenti delle auto.
“Questa è New York” mi avrebbe detto uno dei miei amici che vivono qui. New York, la città in cui ognuno fa tutto quel che gli pare, all’ora che gli pare, senza la paura di venir giudicato. Potrei scendere di casa con un costumino “alla Borat”, e son certo che troverei qualcuno più strano di me. Ma attenzione: NY non è l’America. NY è semplicemente qualcosa di unico, un crogiolo di etnie, religioni e tradizioni differenti. E vige, sopra ogni cosa, una sola regola: “vivi e lascia vivere”.

Ho tre mesi per ambientarmi e decidere se questo posto diventerà la mia casa. Sono qui da un paio di giorni, ed il mio frigorifero si è già integrato bene, riempiendosi di formaggio spalmabile, honey mustard, 2kg di burro d’arachidi e tante altre schifezze in formato extra large. A me non resta che fare altrettanto, possibilmente evitando di diventare un ciccione made in USA.