Alessio Vidal | Photographer + Retoucher
Mag 21

I new yorkers

Personaggi strani, quelli di New York. Ti fanno sentire a casa. Accettato. Apprezzato. Capito. O semplicemente, sono abituati ogni giorno a vedere fenomeni da baraccone, e non si scompongono più di tanto. Qualcuno mi ha detto che i newyorkesi passano buona parte della loro vita sotto terra, ed ogni giorno che passa me ne convinco sempre più. La metropolitana, the subway, è semplicemente il modo più economico e (quasi sempre) più veloce per spostarsi tra Brooklyn e Manhattan. Facendo un paio di calcoli, anche io passo un paio d’ore al giorno all’interno di treni stipati di persone che, sonnolente, ogni mattina vanno al lavoro ed ogni sera, traumatizzate, se ne tornano a casa.

Capita così che questa mattina, troppo stanco anche solo per leggere dal Kindle, guardandomi attorno scopro la variegata fauna del sottosuolo. Ci sono talmente tante persone eterogenee e mal assortite, all’interno del vagone, che mi prendo addirittura la briga di scrivere una nota, per tenere vivo il ricordo di quella giungla umana.

Saliamo in treno e subito, il vecchietto cinese col carretto della spesa, spinge e sgomita, facendosi largo alla ricerca di un posto. E’ piccolo ed ha un’aria bonaria, nei suoi jeans fuori moda e la sua camicia a scacchi, ma non ci pensa due volte a mettertelo in quel posto. Supera con malagrazia una grassa tipa di colore sulla trentina e questa non si risparmia: gesticola e sproloquia, invitando il signore ad andare pure a fanculo, già che va di fretta. Attorno a lei, tutti annuiscono. Trova anche il mio consenso.

In treno siamo davvero in tanti e si sta stretti, la mattina gira così. La tizia dietro a me, il perfetto stereotipo di lesbica “maschiaccio”, continua a urtarmi con lo zaino che si ostina a tenere in spalla e per un attimo, rimpiango il marinaio ACTV che l’avrebbe invitata a toglierselo. Seduto davanti a me c’è un grasso signore paonazzo in volto: indossa completo e camicia di un bianco sporco e un’orribile cravatta arancione che sembra sia sul punto di strozzarlo. Potrebbe essere un rappresentante d’auto, per quel che ne so. Siede in modo sbracato, togliendo di fatto un posto a sedere. Mi sfiora il pensiero che basterebbe tirare appena quella cravatta, per liberare istantaneamente due posti.

Mentre il treno prosegue la corsa verso ovest, il vagone inizia progressivamente a svuotarsi. Potrebbe esserci finalmente un po’ di silenzio, se non fosse per un omaccione di colore, sulla cinquantina, che ascolta musica ad un volume altissimo, canticchiando ed accennando pure qualche balletto con braccia e testa. Qualche sedile più in là, la classica vecchietta di merda, raggrinzita in volto così come nel cuore, tira il collo per cercare di scovare il maleducato. Con lo sguardo carico di odio verso il mondo, maturato nel corso dei suoi secoli di vita, passa in rassegna ogni singolo passeggero, ma non riesce a individuare il cantante. Un vero peccato, già mi fregavo le mani.

Davanti alle porte centrali c’è un predicatore afroamericano. E’ vestito esattamente come dovrebbe essere un predicatore di colore in America: probabilmente comprano i vestiti nello stesso store. Tiene in una mano il cappello bianco a tesa larga, nell’altra una bibbia, che fa vorticare con foga in aria, mentre si lascia andare ad un sermone infinito. Racconta di Jesus, della sua infinita bontà, di come grazie a lui ha trovato la forza, di far che cosa non lo dice, forse allude al suo equilibrio da surfista californiano, visto che è l’unico che non ha bisogno di tenersi aggrappato a qualcosa, mentre il treno ballonzola malfermo sui binari. Anche io, in fondo, confido nella Divina Provvidenza per non addormentarmi sul sedile. A tenermi sveglio è il crescente fastidio che provo per il Jay-Z dei poveri. Poi, di colpo, il miracolo accade veramente: il tizio si alza, il treno rallenta, perde l’equilibrio ed il cellulare gli scivola di mano e cade, aprendosi in più parti. La batteria vola qualche metro più in là. Se non fosse che la pop star mancata ha il fisico di Mike Tyson, partirebbe la ola. Lo guardo, e sottovoce, soddisfatto come non mai, mi lascio sfuggire un “oops”. A New York, non si scherza col karma. O col Jesus del predicatore. Fate vobis…

About the Author:
Alessio is a commercial fashion photographer and retoucher based in London, UK. He loves good food and exotic travels and he adores when both things come together.


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