Alessio Vidal | Photographer + Retoucher
Apr 20
by Ale in travel 0 comments tags: travel

La felicità dei cani all’alba

Un anno e mezzo: la mia assenza da questo blog, che tanto fedelmente mi accompagnò durante i miei spostamenti in giro per il mondo. Eppure di cose da scrivere ne avrei avute ogni giorno, considerato che negli ultimi sedici mesi ho girato il mondo come non mai, attraversando tre continenti dove ho vissuto e lavorato, a fasi alterne, ma soprattutto dove ho imparato tanto e condiviso anche di più. Nel frattempo, alcuni amici e coetanei si sono sposati, hanno messo su famiglia e comprato casa. C’è chi sacrifica l’una o l’altra cosa, non faccio un torto a nessuno, ma a posteriori son felice di aver scelto di spendere la mia vita in questo modo. L’Italia è la terra dove sono cresciuto, dove vivono i miei cari e da cui ho assimilato tradizioni e abitudini, soprattutto quelle alimentari. È il paese che in parte definisce ciò che sono, ma che di pari passo mi fa allontanare da esso, trovandomi incapace di amarlo fino alla fine. Viaggiare non è stata una mera esplorazione oltre i confini del mio mondo conosciuto, ma una vera e propria sveglia, di quelle che ti fanno saltare fuori dal letto, infilare i primi abiti a portata di […]

I sapori di casa nella grande mela

Ormai son qui da quasi un mese: mi sto ambientando. Trovo sempre traumatico arrivare in centro, il mondo cambia, tutto è più veloce, più frenetico, più soffocante. Il rapporto tra bianchi e neri, talvolta, pende a favore dei primi, cosa non così scontata quando si gira per Brooklyn, neppure nella zona hipster e nei parchi. Continuano le situazioni al limito del comico o del paradossale, dovrei viaggiare con un taccuino ed annotarle. Una metropolitana bloccata perché una tipa di colore ha un piede incastrato tra le porte resta la mia preferita. E lo sguardo, assolutamente senza prezzo, del macchinista, che guardando la donna scuote la testa in un misto di disappunto, disprezzo e rassegnazione. Tutti la guardano, tutti pensano la stessa cosa: – “Che testa di cazzo!”   Dopo settimane passate nello sconforto dei formaggi insapore, trovo finalmente un posto in cui si riesce a mangiare dell’ottimo formaggio senza dover vendere un rene per permetterselo. Così anche i sughi acquistano un po’ del perduto italico sapore. Linguine brie e noci, farfalle melanzane e gorgonzola, orecchiette pomodoro e mozzarella: sarà da provinciali, ma la cucina, per un italiano abituato bene, è una cosa sacra. Non mi manca davvero nulla per vivere al top in questa città. Fatta […]
Dic 23

Il viaggio inizia oggi

Bangkok, Mosca e infine il rientro a casa. Di nuovo entro le mura domestiche, circondato dagli affetti della famiglia, dalle sonnecchiose coccole del mio vecchio cane e dai fischi impazziti del mio pappagallo, che voglia di scendere dalla spalla proprio non ne ha. Sveglia presto, una fetta di pandoro ed un caffè che è tanto buono da farmi venire le lacrime agli occhi. O forse sono solo stanco. O forse ho la testa ancora immersa nell’Oriente. Lo abbandono senza rimpianti o mancanze, sono riuscito a viverlo talmente appieno che sono assolutamente felice. Sarà che son riuscito a far pace con me stesso, con un io interiore che ancora voleva dire la sua. Sarà che risuonano nell’aria le note di Beethoven e tanto basta a dirmi che sta andando tutto bene. E così è. Ho affrontato un viaggio che mi ha portato in lungo e in largo, sfinendomi e sfiancandomi, buttandomi giù e deprimendomi. Alle volte guardavo il gps e mi dicevo “ancora 30km, non ce la farò mai”, oppure capivo d’aver sbagliato strada e di essermi perso. Ci sono stati tanti momenti difficili, ma l’averli superati tutti indipendentemente dal resto mi dava la forza di cercare nuovi ostacoli e mettermi alla prova; il […]
Dic 21

Nuova Bangkok

Rivedo Bangkok con occhi nuovi, dopo tanto tempo. Quest’anno l’ho vissuta in modo intermittente, crocevia del mio peregrinare tra Thailandia e Cambogia, tappa intermedia pressoché obbligatoria, nodo cruciale di ogni spostamento via treno. Ed infine ci son tornato per un’ultima volta, concedendomi alcuni giorni per riprovare a respirarla in modo diverso. Se di giorno resta quel maelstrom di traffico e smog, carico del puzzo acre di spazzatura e sudore, la notte si trasforma. Una volta che la cappa d’afa sprofonda dietro l’orizzonte accompagnando il sole morente, la capitale rinasce a nuova vita. Inizia la fantasmagoria di luci, tra insegne al led alte quanto palazzi, addobbi natalizi che fanno concorrenza agli Champs Elysee ed i mirabolanti tuk-tuk, parodie ambulanti delle auto truccate di Fast & Furious. La bici resta confinata nel garage dell’hotel, troppo complicato girare a Bangkok su di essa. Ciclisti se ne vedono, ma nel weekend il traffico raggiunge un pericoloso apice, è spaventoso affrontare le strade persino dentro i quasi-sicuri taxi. Ed io sono un ciclista di merda. I trenta mi spaventano, ma vorrei comunque arrivare a spegnere quelle candeline… Domani è ufficialmente l’ultimo giorno in Thailandia, e già in questi giorni stavo cominciando a tirare le somme del viaggio. Oggi ho […]

Hotels. Bagagli. Vergogne.

Sono tornato, per l’ennesima volta, nella capitale. E come sempre, Bangkok di notte, in bici, mi lascia il cuore palpitante di emozioni fluorescenti. Anche qui, nei miei ultimi 4 giorni, cambierò tre volte albergo. Oramai sono diventato un fenomeno a preparare i bagagli, bilanciando le due sacche da bici alla perfezione, e mantenendo ugualmente la differenziazione tra borsa destra, con ricambi per la bici e cose utili, e quella sinistra, con computer, reflex e cose pro-cazzeggio. Assieme a queste, la piccola sacca rossa, che sistemo centrale sul portapacchi, utilizzata esclusivamente per infilarci il cibo. Su questa, direi che val la pena aprire un’oscura parentesi. Rientrando dalla Cambogia, la settimana scorsa, son passato per Bangkok e mi sono fermato nel solito hotel vicino alla stazione, le camere sono microscopiche, ma son pulite e climatizzate: per passarci una notte, è la soluzione con il miglior rapporto qualità/prezzo. Il mattino, prima di ripartire, ho fatto rifornimento di cibo per riempire nuovamente la sacca rossa. Aprendola, ho trovato il macello: pezzi di pane, patatine, unto e la condensa delle bibite fresche, avevano creato un cm di sudiciume sul fondo, ed essendo la sacca totalmente impermeabile, lì sarebbe rimasto per sempre. Non avendo molto tempo, ho ben pensato […]

Reset

Mi alzo tardissimo. Faccio colazione a letto con cereali, latte al cioccolato e Scrubs: le dipendenze della bella vita. Dalle finestre entrano bordate di caldo. Fuori il sole frigge le teste della gente. Ciabatte, costume, asciugamano e bicicletta: 50 metri dopo, sono sul lungomare. Gironzolo finché non trovo un punto assolutamente deserto. Le poche persone che vedo in lontananza, spariscono come per magia quando tolgo gli occhiali da vista. In realtà tutto quello che è oltre i 3 metri di distanza da me comincia ad apparire poco nitido. Fottuta miopia. Inizia la mia giornata, fatta di sole e di lettura. Il mare limpido è invitante, ma non mi bagno mai sopra il ginocchio, non ne ho voglia. Intercetto in lontananza una venditrice di frutta, che mi prepara al volo un ananas a fette. Prendo anche tre banane ed un mandarino. Sono il mio pranzo. Me ne resto lì come una lucertola, a sentire il calore del sole sulla mia pelle, mentre scrivo sulla sabbia con la punta dell’indice. Tra i miei pensieri, riaffiora un nome che non esiste, frutto di un vecchio romanzo, ma è così pregno di significato che mi fa sobbalzare il cuore e lo colma di felicità. In […]

Il rumore del mare

Dopo alcuni giorni passati accanto a Giulia, oggi ci siamo salutati per un’ultima volta (in Thailandia), alla stazione dei treni: per lei un viaggio a Bangkok, prima del rientro a casa. Un abbraccio di cuore e la promessa di un bacaro tour veneziano non appena tornerò anche io in patria. Di buonumore e con la bici pronta, ho attivato il navigatore per raggiungere la costa. Il viaggio si è rivelato straordinariamente piacevole, piccole piste di terra battuta attraverso microscopici villaggi di contadini e immense coltivazioni a perdita d’occhio. Per un breve tratto ho tenuto la reflex di traverso sulla schiena, catturando alcune scene un po’ diverse dal solito, tra cui un laghetto al cui interno bazzicavano almeno un migliaio di anatre, quasi fosse un allevamento (e forse lo era). Ma pedalare con 3 chili sul groppone si è rivelato molto presto faticoso, così l’ho riposta nella sacca ed ho proseguito, limitandomi ad imprimere tutte quelle meravigliose scene nella mia testa. Attraverso 50km di campagne, ho composto la mia prima canzone, la musica che suonava nella mente e la mia voce stonata ad accompagnarla. Il risultato è stato un qualche cosa di inenarrabile, a metà tra il patetico ed un calcio nelle palle. […]
Dic 12

Phetchaburi via Bangkok

Adoro le strade affollate di Bangkok all’ora di pranzo. L’odore di asfalto rovente copre ogni cosa, persino a Chinatown si respira aria di libertà, in mezzo ad un fiume di persone impazzite, turisti in balia dei tuk tuk e motorini pilotati da mancati Valentino Rossi. Il flusso del traffico è continuo ed omogeneo, ogni piccolo spazio vuoto viene rapidamente occupato e liberato di nuovo. Paradossalmente, mi sento molto più a mio agio qui che non in Cambogia, dove se non altro le strade sono ben asfaltate e, pare, vi sia una particolare cortesia riservata ai ciclisti, o forse soltanto ai turisti. Cinquanta chilometri in sella, sopra e sotto i cavalcavia, aspettando il verde del semaforo col cuore che martella nel petto. Il navigatore è un valido aiuto, ma alle volte canna in pieno: mi ritrovo in mezzo a vicoli ciechi, o costretto a caricarmi la bici ed i bagagli sulle braccia per attraversare ponti per pedoni, a fare pure un retrofront quando, per attraversare un quartiere, mi suggerisce di passare attraverso (credo) un cimitero. Alla fine sbocco, un po’ per caso, davanti ad un enorme centro commerciale. Ne approfitto per una pausa da Starbucks, per recuperare energie e consultare internet (non […]

Linea di confine

Quella piccola linea di confine che porta il nome di Poipet è un polveroso incubo estivo. Le strade sono colme di sciami di turisti spaesati, lavoratori affannati, braccianti agricoli madidi di sudore che portano carri sgangherati e pesantissimi. L’aria umida è satura di odori sgradevoli, un misto di smog, urina e cibo andato a male. Una cacofonia di urla e clacson ottunde il cervello, già fiaccato dal caldo sole battente. Mi ritrovo in una fila disordinata, lunga e appiccicosa, ad aspettare pazientemente il mio turno. Un’irregolarità nel passaporto, e finisco davanti ad un ufficiale, nel suo ufficio, soli: avrà una cinquantina d’anni, negli occhi leggo l’espressione svogliata di chi sa di avere il coltello dalla parte del manico. Esamina il passaporto consegnatogli dalla guardia, poi ostentando un buon inglese esordisce “oh oh, ora sono guai” e mi aspetto veramente il peggio. Quando scopro che è solo una piccola multa, sborso volentieri venti dollari, tirando un sospiro di sollievo. Mentre compilo alcune scartoffie, la mia mano non vuole smettere di tremare. Passato il check-point cambogiano, un’altra fila insopportabilmente lunga e ripiegata come un serpente, è pronta ad attendermi: nelle quasi due ore passate all’interno di quell’intestino, faccio amicizia con due inglesi straordinariamente educati, un attempato […]

I “camboletani”

Cambogia: terra selvaggia, rustica, grezza. Cambogiani: selvaggi, rustici, grezzi. Avete presente i venditori di rose? Prendetene 10 e non saranno mai fastidiosi come un singolo cambogiano “di strada”. E non credo sia una questione di fame, è proprio una pessima attitudine.  All’ingresso dei templi più famosi campeggiano un sacco di baracchini. “Vuoi una statuetta del tempio? No? Ma sei sicuro? Guarda che è bello. Niente? Non importa, ti seguo ugualmente tenendotelo davanti alla faccia per 20 metri, tanto per romperti i coglioni”.   Adoro i templi: sono semplicemente epici. Io son cresciuto con la prima Lara del primo Tomb Raider, e le ambientazioni, seppur un po’ differenti (non mi rifaccio al film, che è una schifezza, che è stato girato proprio nei templi cambogiani), mi ricordano moltissimo quel gioco. A patto di trovare un momento in cui non vi siano altri turisti. Anche qui la pessima educazione dei cambogiani emerge. Fuori dai templi ci sono tanti bei cartelli: “Sì, godetevi il tour, ma ricordate che state entrando in un luogo sacro, rispettate il silenzio”, ma i cambogiani evidentemente non devono sottostare ad alcun regolamento. Urlano, fanno casino, salgono ovunque e fanno girare le palle ai turisti occidentali, che sono quasi sempre […]